Chirurgia Oro Maxillo Facciale

Prof. Attilio Carlo Salgarelli

Palpebra inferiore

Le palpebre sono delle importanti unità estetiche del volto che contribuiscono alla espressività individuale, ma la primaria rilevanza di queste strutture è funzionale: proteggono la cornea e contribuiscono al drenaggio lacrimale. L’assenza della palpebra superiore espone la cornea, causando ulcerazione, cicatrizzazione e infine cecità, mentre l’assenza della palpebra inferiore causa epifora e congiuntiviti ma anche un piccolo, di dimensioni, grande difetto estetico. Il trattamento delle neoplasie cutanee localizzate in tale sede, ha come scopo prioritario la completa exeresi chirurgica del tumore nel più breve tempo possibile, con la minore deformità strutturale e funzionale delle palpebre. L’asportazione di tumori palpebrali implica la resezione di una certa quantità di tessuto sano in modo da riuscire ad abbattere drasticamente la frequenza delle recidive locali; nel caso di carcinomi a cellule basali il margine di sicurezza, microscopicamente determinato, dovrà essere circa 3mm, mentre sarà 5-6mm se ci si trova di fronte un carcinoma a cellule squamose o alla varietà sclerosante del carcinoma basocellulare.

Ricostruzione della Palpebra inferiore

Nel caso di deficit cutanei della porzione centrale della palpebra, di grandezza non superiore ad ⅓, si predilige utilizzare una tecnica ricostruttiva che consiste nell’avvicinare e chiudere direttamente i due margini del difetto. In pratica si esegue una cantolisi laterale, che si compie scollando la cute e la congiuntiva (cantotomia laterale) sia dal tendine del canto laterale che dal rafe e successivamente operando l’incisione verticale dell’inserzione inferiore del tendine.
Sebbene i migliori risultati siano ottenuti con l’impiego di lembi locali di rotazione o trasposizione dalla palpebra superiore, la copertura del modesto difetto superficiale può avvenire anche con l’utilizzo di un innesto di cute a tutto spessore, prelevato dall’area retroauricolare. Nelle lesioni di modesta dimensione può anche essere utilizzato un lembo di avanzamento laterale zigomatico-temporale secondo McGregor (1973) il quale inoltre suggerì, nei casi di eccessivo stiramento della cute o tensione sul lembo, di aggiungere una plastica a Z all’estremità dell’incisione. Se la perdita di sostanza è maggiore di ⅓ della palpebra la tecnica di scelta è l’utilizzo del lembo zigomatico-temporale di rotazione secondo Mustardé . Tale lembo viene scolpito, con una lunga incisione, partendo dalla perdita di sostanza lungo il margine ciliare della palpebra inferiore e risalendo sopra il livello del canto laterale, per raggiungere la linea d’impianto dei capelli della regione temporale e voltare in senso caudale fino alla cute della base del lobo auricolare.
Poi una volta ruotato, viene suturato, per piani, nella nuova sede ricostruendo precisamente la palpebra inferiore; spesso, per le lesioni non troppo estese ma superiori ad ⅓, l’incisione non deve ineluttabilmente continuare fino alla linea temporale dei capelli, ma si può arrestare alla regione del canto esterno secondo I.T. Jackson (1983). Il piano congiuntivale viene ricostruito per avvicinamento dei monconi di congiuntiva residua o, qualora non fosse possibile, deve essere integrato con un innesto composto condromucoso (nella figura 25 si noti la “g”) prelevato dal setto nasale, per riprodurre il sostegno della struttura tarsale. Infatti nelle lesioni a tutto spessore, il problema più delicato è la ricostruzione palpebrale totale esigente di uno strato cutaneo di copertura, di uno strato muco-secretivo interno come rivestimento ed infine di un mezzo permanente di sostegno che si opponga all’effetto della gravità e dell’invecchiamento. L’innesto composito di cartilagine e mucosa settale del naso secondo Mustardé (il primo che lo utilizzò nel 1959) deve essere sempre preferito all’innesto solitario di mucosa orale (secondo Bock, 1884) o vaginale (secondo Stellwag, 1889) che sia; perché la componente cartilaginea garantirà la duratura tenuta nella sua massima altezza del margine ricostruito, senza rischio di retrazioni cicatriziali deturpanti che invece sopravvengono nel secondo caso. Dopo circa due settimane il primo intervento, si procede al secondo momento operatorio, dividendo i due peduncoli e riportandoli in sede nella palpebra superiore, con buoni risultati estetici a medio termine.

Approfondimento [Attenzione, immagini forti!]

Chirurgia Maxillo Facciale | Prof. Attilio Carlo Salgarelli | PI 04294750239 | Privacy Policy
©2015 Realizzazione Siti Internet Modena